mercoledì 22, febbraio 2012
UN EROE IRLANDESE CONTRO IL COLONIALISMO.

LA CASA EDITRICE FUORILINEA PUBBLICA PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA “IL RAPPORTO SUL CONGO”, IMPLACABILE ATTO D’ACCUSA CONTRO GLI ORRORI DEL COLONIALISMO, REDATTO DA SIR ROGER CASEMENT. IL CORAGGIOSO PATRIOTA IRLANDESE ISPIRO’, COI SUOI RACCONTI, IL CELEBRE “CUORE DI TENEBRA” DI JOSEPH CONRAD ED È IL MARTIRE, 'FATTO DI CONTRADDIZIONI E CONTRASTI', PROTAGONISTA DE “IL SOGNO DEL CELTA”, ULTIMO ROMANZO DEL PREMIO NOBEL MARIO VARGAS LLOSA.


Il Rapporto sul Congo
di Roger Casement
a cura di Mario Scotognella
Fuorilinea – isbn 9788896551011
collana Terre Emerse
In collaborazione con ArtMaSko – blog d’arte, cinema e letteratura
http://artmasko.wordpress.com

Roger David Casement (1864-1916) fu implacabile accusatore dei misfatti coloniali in Africa e Sud America. Nel dicembre del 1903 compilò Il Rapporto sul Congo del quale Fuorilinea (www.fuorilinea.it) pubblica, con questo volume, la prima traduzione in italiano. Incaricato dal Foreign Office di indagare sulle voci sempre più insistenti di atrocità perpetrate ai danni dei nativi, Casement trascurò ogni cautela diplomatica mettendo a nudo un sistema feroce di predazione e morte.
Quattro anni prima Joseph Conrad aveva pubblicato Cuore di tenebra ambientato proprio in Congo. Nel 1890 lo scrittore di origine polacca aveva navigato per sei mesi sul fiume Congo e a Matadi aveva incontrato Casement. Per dieci giorni avevano condiviso una stanza e insieme avevano visitato i villaggi dei dintorni. Ricordando quei giorni e incontri avvenuti in seguito, Conrad scrisse: “Ve ne potrebbe dire di cose! Cose che ho cercato di dimenticare, cose che nemmeno sapevo! Ha trascorso in Africa tanti anni per quanti mesi ve ne ho passati io”. A partire dal 1914 Casement sposò l’indipendentismo irlandese ed entrò in contatto con il servizio segreto germanico per ottenere dallo stato tedesco una sorta di riconoscimento della futura nazione irlandese. Fu arrestato il 21 aprile 1916 nel tentativo di far sbarcare un carico d’armi da una nave tedesca. Processato per tradimento, spionaggio e sabotaggio fu impiccato nel penitenziario di Pentonville il 3 agosto 1916.
È possibile che l’eponimo di ogni orrore, l’abominevole Mistah Kurtz descritto da Conrad in Cuore di tenebra e cinematograficamente trasposto da Francis Ford Coppola in Apocalypse Now, sia stato modellato sulla figura del criminale belga Guillaume van Kerckhoven, comandante della famigerata Force Publique, conosciuto dal Casement nel 1887. Costui gli aveva confidato, con tono ilare, di pagare la sua soldataglia al termine delle abituali rappresaglie sui nativi, 5 barrette d’ottone (¼ di franco belga) per ogni testa d’uomo che gli veniva mostrata. Alcuni storici propongono altri nomi quali quelli di Gerges Antoine Klein, Major Edmund Barttelot, Arthur Hodister, Leon Rom, tutti, come van Kerckhoven, oscuri funzionari dell'apparato di distruzione e annientamento costruito dal re Leopoldo II del Belgio. La pubblicazione del Congo Report suscitò nell’opinione pubblica un’ondata di indignazione senza precedenti e portò alla nascita della Congo Reform Association, la prima associazione del XX secolo in difesa dei diritti umani. La C.R.A. ebbe il sostegno di scrittori come Arthur Conan Doyle, Mark Twain e naturalmente Joseph Conrad. Dopo la cattura di Casement per tradimento, le autorità britanniche vollero distruggerne la reputazione facendo circolare copie dei suoi diari contenenti note scandalose sulle proprie attività e preferenze sessuali. Ancora oggi non è possibile stabilire, al di là di ogni ragionevole dubbio, se i cosiddetti black diaries siano autentici o siano un abile falso realizzato dai servizi segreti britannici. Il Rapporto sul Congo è un documento di eccezionale valore morale scritto da un uomo che con indomito coraggio compie un viaggio all’inferno per scoprire una verità agghiacciante: che nel cuore dell’Africa è iniziato un genocidio, il primo del XX secolo e che, purtroppo, sarà anche il primo a essere dimenticato. La pubblicazione di questo straordinario testo è l’occasione per riconsiderare una delle figure più controverse e contraddittorie del primo Novecento perché come sottolinea il Premio Nobel Mario Vargas Llosa, autore del Il sogno del Celta, "Casement è stato uno dei primi europei ad aver avuto una chiara coscienza di cosa fosse realmente il colonialismo". Un orribile sopruso, dirà poi Conrad.

 
“Io sono il cantiere” è in realtà un libro corale e quel perentorio “io” contiene le testimonianze di quindici vite violentate dall’incontro con la più subdola delle cause di morte industriale: l’esposizione all’amianto che, in attesa di diventare “ufficialmente” malattia, stravolge vite e famiglie, futuro e speranza. Gli autori dei racconti, guidati dalla psicologa Corinna Michelin – che insieme a Tiziano Pizzamiglio è curatrice di questo straordinario volume – hanno compiuto un percorso grazie al quale hanno elaborato la loro percezione del rischio rendendocela nella più definitiva delle forme: quella scritta. Le loro parole formano un tutt’uno logico con alcuni brevi saggi, due poesie e un racconto noir inedito di Loriano Macchiavelli, e sono accompagnate da bellissime foto in bianco e nero di Isabella Balena che fungono da contrappunto alla narrativa piuttosto che da didascalica illustrazione.
Una domanda aleggia costantemente lungo l’intero percorso narrativo: perché l’amianto malgrado il fatto che numerosi studi ne abbiano confermato la cancerogenicità continua a essere estratto, commercializzato, lavorato dalle industrie manifatturiere nel sud del mondo mettendo a repentaglio nei prossimi anni le vite di milioni di persone?

Con questo libro, Fuorilinea inaugura la collana Terre Emerse nella quale intende portare alla luce storie, vicende, tematiche trascurate o colpevolmente dimenticate allo scopo di suscitare interrogativi ma soprattutto sdegno.
 

Con Il prezzo della libertà e altri racconti per la prima volta viene pubblicato in Italia Saadat Hasan Manto, unanimemente considerato uno dei maestri della short story del XX secolo. Sono racconti in gran parte incentrati sull’assurdità delle violenze causate dalla Partizione, artificiale linea divisoria che fa sì, per esempio ne L’ultimo saluto, che uomini nati e cresciuti insieme si ritrovino a combattere su fronti opposti per un “concetto”, il Kashmir, la cui importanza strategica non viene spiegata a chi pure per esso rischia la vita.

E se leggendo questo racconto non si può fare a meno di pensare alla guerra nella ex Iugoslavia e a un film come No Man’s Land, un’altra prova della modernità di questo scrittore, oltre che della sua attualità, è la molteplicità dei registri narrativi. Manto dà voce alle persone comuni, vittime del fanatismo religioso e in generale di un ingranaggio più grande di loro, utilizzando ora un registro altamente drammatico (Apri!, L’incarico), ora uno stile ironico (La nuova Costituzione), ora un tono ferocemente satirico come in Toba Tek Singh, da molti considerato il suo capolavoro, favola nera in cui l’amara riflessione sulla follia collettiva si accompagna anche alla testimonianza della sua permanenza in una casa di cura che era a tutti gli effetti un manicomio.

Anche i racconti non strettamente legati alla Partizione testimoniano di una duttilità stilistica che ha come fine ultimo la migliore rappresentazione possibile in termini di oggettività della narrazione. Manto non scivola mai nel didatticismo e non romanticizza i suoi protagonisti, così come non li giudica. Per quanto immorali o addirittura macabri i personaggi possano essere, sono presentati in una luce realistica, lasciando ai lettori il compito di giudicare. Del resto, non c’era lato della natura umana che egli trascurasse o considerasse tabù, al punto di diventare egli stesso – quasi un antesignano del Suketu Mehta di Maximum City – protagonista di storie ambientate nel sottobosco di magnaccia, prostitute e piccoli delinquenti che popolavano la Bombay dell’epoca (Una questione d’onore). Non meno magistrali, poi, i potentissimi ritratti femminili di racconti come Mozail e Mamma, straordinarie figure di donna cui Manto restituisce una dignità spesso negata, e non solo in quell’epoca e in quella società.

Il prezzo della libertà e altri racconti è quindi una preziosa occasione per familiarizzare con un maestro della narrativa mondiale che, come tutti i grandi scrittori, oltrepassa i confini della propria epoca per rivelarsi quanto mai attuale:

Quando eravamo assoggettati allo straniero, potevamo sognare la libertà,
ma adesso che siamo liberi, quale sogno potremmo ancora sognare?
Ma siamo veramente liberi? Migliaia di indù e di musulmani muoiono intorno
a noi. Ma perché muoiono?

Tutte queste domande hanno risposte diverse: la risposta indiana, la risposta pakistana, la risposta inglese. Ogni domanda ha una risposta, ma se si vuole scoprire la verità, queste risposte sono inutili. […]

L’India è libera. Il Pakistan è libero – è nato libero; ma in entrambi i Paesi l’essere umano rimane schiavo del pregiudizio, del fanatismo religioso, della bestialità e della crudeltà.

Poesia in libertà

VII edizione della mostra itinerante di poesia
Riviviamo il Centro Storico
TOFFIA

a cura di Paolina Carli


Fuorilinea – isbn 9788896551028
In collaborazione con il Comune di Toffia

Poesia in libertà vuol rappresentare l’ovunque, un luogo di costruzione del sapere e delle emozioni in cui ciascuno e chiunque utilizza il proprio stile per dar forma a emozioni e pensieri. E’ una manifestazione, quindi, aperta a tutti.
“Poesia in libertà” ha grande valore simbolico ed è rappresentativo di spazi senza confini, dove ciascuno esprime ciò che sente. Per questo Poesia in libertà si caratterizza per la varietà di espressioni, perché l’intento è di disseminare poesia e promuovere l’intreccio tra la poesia e altri linguaggi artistici. Questo straordinario coinvolgimento si compie durante la festa dei Centri Storici di Toffia, un piccolo centro medioevale in provincia di Rieti.
Il luogo della festa è visto non solo come luogo utopico ma, anche, come occasione unica di incontro fra portatori di idee e storie e cose provenienti da tutto il mondo. Perché il paese in festa diventa accogliente con le sue delizie culinarie, le musiche, l’artigianato, gli spettacoli di teatro da strada. Il clima mite delle notti d’estate, poi, favorisce gli incontri e lo scambio di emozioni, e la poesia, disseminata tra i vicoli, diventa vita; si diffonde ovunque nell’aria destando meraviglia.

Con questo libro, Fuorilinea inaugura la collana Scandagli, che è un percorso per realizzare - partendo dal manoscritto - un oggetto, antico e modernissimo, che si chiama libro.
Per esplorare l’insondato mondo dell’inedito, in cerca di nuove voci.

prossime pubblicazioni

Quel che non c’E' piU'

di Ananta Pramoedya Toer

  Una meditazione sul tempo, sul cambiamento, e la duratura presenza del passato – “del passato che non passa mai” e che torna a turbare la coscienza sia degli individui che delle nazioni. [Prima traduzione assoluta]

 

LA LETTERATURA NELL’ETÁ VITTORIANA

di Gilbert Keith Chesterton

  Un saggio del 1913 per molti versi profetico nel quale Chesterton sottolinea che è stata la grande letteratura a infrangere il “compromesso vittoriano”, ossia quell’atteggiamento che negava l’esistenza di un diffuso disagio sociale nell’Inghilterra della seconda rivoluzione industriale. I grandi scrittori – Charles Dickens, sicuramente, ma soprattutto Robert Louis Stevenson – hanno tutti reagito a questa rimozione collettiva: ognuno a proprio modo ma tutti pienamente consapevoli che qualcosa di fondamentale fosse andata perduta nella loro società. L’Uomo.

 

WHO’S WHO DEI PIRATI

di Philip Gosse

 Per la maggioranza dei pirati e di buona parte dei bucanieri la fine è stata repentina e violenta, e ben pochi fra loro sono morti nel proprio letto. Molti caddero in battaglia, altri invece annegarono. Non pochi morirono per il troppo rum giamaicano, di quello forte. Molti invece contrassero la malaria e la febbre gialla nelle giungle del centro America, mentre quelli che superarono indenni queste peripezie, vissero solo per arrivare alla forca. Il Who’s who dei pirati, il dizionario biografico che Philip Gosse scrisse nel 1924, rimane tuttora un unicum nel suo genere oltre a essere un’insuperabile gemma letteraria. E alla luce dei recenti avvenimenti nei mari del Corno d’Africa, anche di inaspettata attualità.

 

Gli ingannatori

di John Masters

 Ambientato nell’India Britannica, narra la lotta contro la temibile setta dei thug. Se Kipling capiva l’India, il tenente colonnello John Masters capiva gli indiani. [Prima traduzione assoluta].

 

Winnetou

di Karl May

 La storia dell’amicizia fra il grande capo apache e il “viso pallido” Shatterhand narrata dal Salgari tedesco. Feroce oppositore del colonialismo, May credeva nell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Con i suoi 200 milioni di copie di libri venduti in tutto il mondo, è stato il più letto fra gli scrittori tedeschi. Assente in Italia da oltre quarant’anni, Karl May viene ora ripresentato a una nuova generazione di lettori italiani.

 

TIGRE!

di Mochtar Lubis

 Un romanzo che mette alla gogna la sudditanza, al limite del servilismo, che ormai quasi tutti hanno nei confronti di coloro che mostrano di avere anche solo un po’ di carisma – dai capi villaggio, ai dukun (stregoni) ai presidentu. Ma come sottolinea Mochtar Lubis – che conobbe il carcere sotto due regimi – queste persone non sono onnipotenti. “Il fragile potere che hanno crolla nel momento in cui la gente perde fiducia in loro”. Quello di Lubis è un attacco senza compromessi all’ipocrisia dei potenti ma anche dei meno potenti. [Prima traduzione assoluta].

 

UN LIEVE DISORDINE

di Jonathan Keates

 Una straordinaria raccolta di quattro novelle, ambientate nell’Italia risorgimentale, fra banditi e garibaldini, negli anni che portarono all’Unità d’Italia.

 

IL MILITE IGNOTO

di Väinö Linna

  Torna in stampa dopo oltre mezzo secolo il romanzo fondativo della letteratura finnica moderna. Una testimonianza dell’assurdità della guerra.