QUEL CHE NON C’È PIÚ e altri racconti da Blora
di Pramoedya Ananta Toer

20,00€

QUEL CHE NON C’È PIÚ

e altri racconti da Blora

di Pramoedya Ananta Toer

Traduzione di Melania Gotto

Con uno scritto di Guido Creata

€ 20 – Pagg. 448

Collana: Fuorilinea

ISBN  9791281116702

Categoria:

Descrizione

Pramoedya Ananta Toer, nato a Blora, piccolo paese nell’entroterra dell’isola di Giava, il 6 febbraio 1925, è stato tra i più importanti e prolifici scrittori indonesiani del XX secolo. Autore tradotto in oltre quaranta lingue, è stato a lungo candidato al Nobel per la letteratura.

Tra le sue opere più significative va ricordata la Tetralogia di Buru, serie di quattro romanzi storici ambientati all’inizio del Novecento. Al centro della narrazione, la lotta tra la nascente coscienza nazionalistica del popolo indonesiano e il lento, ma inesorabile, tramonto del colonialismo olandese nell’arcipelago.

Più volte perseguitato e incarcerato per le sue idee politiche – prima dagli olandesi, poi dalle autorità della Repubblica indonesiana – Pramoedya Ananta Toer è ancora oggi un autore capace di dividere le coscienze e la critica nazionale.

Profondo conoscitore dell’animo umano, ha saputo analizzare con precisione i comportamenti privi di etica. Questo è il tratto distintivo dell’intera sua produzione letteraria. Parte di essa, come la monumentale Tetralogia di Buru, fu concepita nella colonia penale dell’isola di Buru, nelle Molucche, dove venne detenuto come prigioniero politico comunista, senza processo né sentenza. I romanzi furono inizialmente narrati oralmente ai suoi compa­gni di prigionia. Solo molti anni più tardi presero forma scritta, quando il nuovo governo militare del presidente Suharto – in­staurato dopo il colpo di Stato seguito al massacro del 30 settembre 1965 – gli concesse di tornare a scrivere. Quel mas­sacro, in cui furono uccisi sei generali e un colonnello dell’eser­cito indonesiano, fu attribuito – senza conferme – a membri del movimento comunista.

Liberato nel 1979, dopo dieci anni di prigionia a Buru, fu tra­sferito nel carcere di Cipinang a Jakarta, dove rimase per un altro anno. Solo in seguito poté fare ritorno nella sua casa, dove restò agli arresti domiciliari e sotto sorveglianza fino alla sua definitiva liberazione nel 1999, un anno dopo la caduta del regime di Suharto.

Nonostante le pressioni della stampa estera e le richieste dello stesso autore, il regime non fornì mai alcuna motivazione uf­ficiale per il suo arresto. La sua detenzione, durata quasi qua­rant’anni tra incarcerazioni arbitrarie, lavori forzati e arresti domiciliari, causò la distruzione di numerose opere. Tra queste, un’enciclopedia sul risveglio nazionale indonesiano, alla quale stava lavorando l’anno in cui fu prelevato con la forza dalla sua abitazione. Quel lavoro avrebbe potuto offrire un contributo fondamentale alla ricostruzione storica del passaggio tra XIX e XX secolo.

A lungo censurate, le opere di Pramoedya Ananta Toer sono oggi tra le più lette nel suo Paese.

Melania Gotto ha conseguito la laurea in Lingue e Civiltà Orien­tali presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ha in­segnato lingua italiana all’Università Statale di Jakarta (UNJ) dal 2000 al 2004 collaborando inoltre con L’Istituto Italiano di Cultura come insegnante e curatrice di corsi di lingua italiana per stranieri e l’Ambasciata d’Italia come traduttrice consolare. Dal 2012 si occupa di traduzioni di narrativa indonesiana. Tra le opere tradotte: Siti Nurbaya di Marah Rusli, Collezione ricordi di Nh. Dini, (cinque volumi) La Danzatrice di Paruk di Ahmad Tohari e Testimone oculare di Seno Gumira Adjidarma.

 

Guido Creta è storico del Sud-Est asiatico, specializzato nel­la storia contemporanea e nelle trasformazioni socio-culturali dell’Indonesia. Dottore di ricerca a Napoli “L’Orientale”, insegna a “La Sapienza” e collabora con il Torino World AffairsInstitu­te (TWAI). Studia la transizione politica indonesiana del 1965, i massacri anticomunisti e le conseguenze sociali. Ha svolto ri­cerca sul campo in Indonesia, pubblicato su riviste specializzate e partecipa a seminari e programmi radiofonici.

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 Quel che non c’è più e altri racconti da Blora raccoglie i primi scritti di fantasia e di taglio semiautobiografico di Pramoedya Ananta Toer, composti tra il 1945 e il 1949, quando l’autore era ancora giovanissimo. Tradotti per la prima volta in assoluto in italiano, direttamente dall’indonesiano, gli undici racconti danno voce alle indicibili sofferenze degli umili della sua città natale, Blora, vittime dei soprusi e della brutale avidità della classe aristocratica. Blora, situata nell’entroterra dell’isola di Giava, è al tempo stesso scenario e protagonista: con il suo suolo arido e il fiume Lusi, dispensatore di fecondità incostante, incarna un mondo sospeso tra tradizioni gelosamente custodite e tensioni latenti. È una terra di antichi dissapori e risentimenti, destinati a infiammarsi nel confronto con le nuove ideologie socialiste. Attraverso una galleria di personaggi fra i più disparati, l’autore ci conduce in un viaggio tra chi tenta di sciogliere le pastoie di una società intrappolata nell’immobilismo di un feudalesimo morente, e chi invece cerca di perpetuarne le logiche. In questo contesto, la giustizia sociale emerge come l’anelito profondo di Toer: una speranza condivisa con gli ultimi, per un futuro più equo e umano.