Autore

Alessandro De Nobili

Biografia

Alessandro De Nobili nasce a Cerreto di Spoleto, un piccolo comune dell’Umbria, l’8 dicembre 1899 da Prefazio e Scolastica Argentieri. Da questa unione nascono anche altre due figlie: Carola e Bianca. Nel 1906 l’infanzia dei tre ragazzi è turbata dalla morte del padre, una perdita significativa che segnerà profondamente il rapporto tra Alessandro e la madre.

La famiglia Argentieri non lascerà da sola Scolastica e i suoi tre figli. Su di loro vigileranno in particolar modo il notaio Giovan Battista Argentieri Scarduzzi, sindaco di Cerreto di Spoleto, e l’avvocato Vittorio Argentieri, che pur esercitando la sua professione a Roma, mantiene i contatti con la sua terra di origine svolgendo un ruolo politico sia come consigliere della Provincia dell’Umbria che come consigliere e assessore di Norcia.

Nel 1917, quando Alessandro viene chiamato alle armi per la mobilitazione generale, non ha ancora compiuto diciotto anni ed è stato appena licenziato dal ginnasio del “Regio Liceo Pontano Sansi” di Spoleto. Nonostante le ramificate conoscenze della famiglia non cerca di sottrarsi “al dovere di servire la Patria” ma la vuole servire diventando telegrafista. Per questo la sua destinazione è Firenze, sede del 3° reggimento genio telegrafisti.

Dopo pochi mesi di addestramento tra San Miniato a Firenze, Alessandro raggiunge la zona di guerra: Verona, Mestrino, Cividale, Spessa, Brazzano. Ed è proprio in questa località del Friuli che verrà travolto dall’offensiva austro- tedesca dell’ottobre del 1917: è la dodicesima battaglia dell’Isonzo meglio nota come disfatta di Caporetto.

Un aneddoto -trasmesso dalla famiglia attraverso il racconto orale- consente di capire pienamente la moralità e la personalità del ragazzo: durante la ritirata e lo sbandamento dell’esercito italiano ha perso tutto, fugge a piedi per moltissimi chilometri, non ha più punti di riferimento nell’esercito e non ha più nessun contatto con la famiglia. È in questa situazione che Alessandro, a causa della fame, ruba una mela e di questa “cattiva azione” dettata dalla necessità, successivamente si vergognerà e chiederà scusa alla mamma.

Dopo Caporetto la linea di resistenza dell’esercito italiano si attesta sul Piave e, in quei giorni, Alessandro si trova a Padova, presso il comando supremo che, in seguito ai bombardamenti nemici sulla città, si trasferirà ad Abano. È qui che, grazie all’aiuto di un suo conoscente, Stefano Onori, originario anche lui della Valnerina, diventerà “postino” del reggimento, un incarico considerato sicuro e privo di pericoli. Sarà così fino al giugno del 1918 quando la guerra, ormai all’epilogo, vede l’esercito italiano preparare l’offensiva finale di Vittorio Veneto. Durante queste manovre Alessandro verrà trasferito alla 159° compagnia telegrafisti destinata al Monte Grappa.

La guerra in trincea per Alessandro sarà un’amara esperienza: di lui non si saprà più nulla. Rimane disperso durante uno scontro con il nemico. È il 16 luglio 1918: la Grande Guerra finirà pochi mesi dopo.

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