Ciò che rimane di me
Stai ricominciando o stai scappando?
di Irene Bertacchini

16,00€

CIO’ CHE RIMANE DI ME

Stai ricominciando o stai scappando?

€ 16 – Pagg. 196

Collana: Scandagli

ISBN  9791281116924

Categoria:

Descrizione

 Può accadere a chiunque, in qualsiasi momento, che mentre si sta vivendo la propria vita, qualcosa la stravolga completamente. È la prima tessera di un domino che, cadendo, porta tutte le altre con sé. Ciò che crolla sono anni di scelte consolidate, prospettive organizzate, sogni in cui si credeva davvero. E il mattoncino che cade siamo noi. È questo che succede a Nora: dopo la morte del padre mette in uno scatolone tutto ciò che resta della sua vita e compra un biglietto aereo di sola andata per Skye. Lascia studi, balletto, amici e fidanzato. La sua Roma. Ha perduto anche sè stessa e andandosene spera di ritrovarsi. Parte con la cugina ma la sorella Lena trova sempre scuse per non raggiungerle. Il racconto si svolge tra l’Isola di Skye, e il centro di Roma. Nora si troverà in un mondo nuovo, selvaggio, allo stesso tempo bellissimo e spietato, in cui il confine tra realtà e leggenda si fa sempre più sottile. Lei ed Elisabetta incontreranno altri personaggi, umani e complicati, sensibili e imperfetti, guerrieri di battaglie intime e personali. Figlia dello stesso dolore, Lena sceglie di restare e dare una possibilità all’Amore. Ma rimanere è la scelta di chi è coraggioso o di chi non sa affrontare la vita? Ciò che questi personaggi sanno fare è scappare o rinunciare, ma scappando si sono trovati. Ora devono ritrovare sé stessi. La domanda con cui cerca di fare i conti Nora è: cosa resta di sè dopo che tutto è perso? Questo andarsene è un modo di ricominciare o di scappare? 

Irene Bertacchini, nata a Carpi nel 2002, vive a Modena e studia Lettere Moderne a Bologna. Scrive fin da bambina. «Per me scrivere è elaborazione e conforto: mi aiuta nei momenti di crisi. Davanti a un evento che ha frantumato i miei riferimenti, mi sono rifugiata nei miei personaggi. Questo libro nasce dal bisogno di trovare dentro di sé le risposte e la forza di perdonarsi. Spero offrano ad altri il conforto che hanno dato a me».

***

 La bellezza dentro al buio

«Nessuna di queste cose conosceva morte, ma io sì, intimamente, come si conosce una vecchia amica». Un lutto, un distacco, un incidente: il punto di partenza per la giovane voce narrante e le altre lievi e caparbie figure femminili di Ciò che rimane di me, sorprendente romanzo d’esordio della giovanissima Irene Bertacchini, consiste in una rottura dell’equilibrio, che si tenta con fatica di ricomporre attraverso uno scavo interiore, un male straziante necessario per tentare di ritrovarsi. «Chi ero io, per capirci qualcosa? Della mia vita, di cosa era meglio o no per me, per le persone che amavo e che avevo trascinato in questo fazzoletto di mondo, che di giorno sembrava una fetta di paradiso e di notte, invece, l’abisso più selvaggio». Una partenza per ricominciare, scatoloni impilati da svuotare: siamo proiettati in una terra di contrasti, un non-luogo dove si presuppone che possa ricomporsi l’ossimoro vecchiaia fanciulla presente nel prologo, chiave di lettura per l’intera opera. Infatti il racconto si dipana tutto sul filo del chiaroscuro morte/vita, buio/luce, abisso/immenso

 che rappresenta indubbiamente per l’autrice un duello viscerale, insito in ciascuno di noi, l’esito del quale potrebbe essere, ma anche no, una rinascita. Il campo semantico della chiarità in svariati punti fa da contraltare a quello dell’oscurità e cerca ovunque di soppiantarlo: «(…) i miei occhi non si erano ancora abituati a tutto quello spazio, tutta quella luce». «(…) eravamo sul bordo del baratro che ci avrebbe tirate nel buio, in caduta libera senza rete». E poi incontri, reali o eterei, occasioni, slanci, smarrimenti, ripartenze di chi è pronto a siglare un patto con un se stesso dilaniato ma non vinto: “farò di una fetta di mondo il paradiso”.

Francesca Cavazzuti