Il travaglio di Pertiwi:
crisi politica, massacri e repressione in Indonesia nel 1965
di Guido Creta

22,00€

Il travaglio di Pertiwi:

crisi politica, massacri e repressione in Indonesia nel 1965

€ 22 – Pagg. 456

Collana: Velature

ISBN  9791281116948

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Descrizione

 Il misterioso tentativo di colpo di stato nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre 1965 costituisce uno degli snodi più decisivi e meno conosciuti del Novecento indonesiano. In pochi mesi, una crisi politica sfocia nella repressione e nella violenza di massa, causando la morte di oltre cinquecentomila persone. Il Partito Comunista Indonesiano (PKI) e la sinistra vengono demonizzati e spazzati via, mentre la caccia al “comunismo” travolge anche persone estranee al partito, colpite da accuse, rivalità locali e campagne di epurazione. Sullo sfondo, la Guerra Fredda contribuisce a radicalizzare i conflitti interni e a renderne gli esiti più rapidi e irreversibili.

Il libro ricostruisce quella svolta come momento fondativo del Nuovo Ordine, il regime militare di Suharto: un processo nel quale la violenza si istituzionalizza e il trauma viene normalizzato attraverso la costruzione di una verità pubblica, la gestione del ricordo e la produzione di silenzi. Il 1965 è però ricondotto a una storia più lunga, segnata dall’eredità coloniale, dalla formazione del nazionalismo, dal ruolo politico dell’esercito e dal radicamento del socialismo indonesiano.

Questa storia non si svolge soltanto entro i confini dell’arcipelago. Anche il “fuori” partecipa alla stabilizzazione del “dentro”: non solo le grandi potenze, ma anche attori minori come l’Italia contribuiscono a rendere il nuovo assetto governabile e accettabile attraverso riconoscimento diplomatico, cooperazione, credito e aiuti.

A guidare il percorso è Pertiwi, figura simbolica dell’Indonesia come corpo collettivo. Seguirne il “travaglio” significa osservare come l’idea stessa di nazione venga attraversata dalla cesura del 1965, riplasmata dal Nuovo Ordine e consegnata al presente insieme alle gerarchie, ai silenzi e ai linguaggi politici prodotti da quella frattura.

Guido Creta è docente a contratto di “ASEAN: History and Politics” e “Southeast Asia: Cultural Trajectories” all’Università di Roma “La Sapienza”. Nel 2024 ha conseguito il dottorato in Studi Internazionali presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove ha poi proseguito come assegnista di ricerca. I suoi lavori si concentrano sulla storia contemporanea dell’Indonesia e sulle eredità politiche e memoriali, con attenzione alle fonti d’archivio e alla storia orale. Ha svolto periodi di studio e ricerca sul campo in Indonesia tra Bali, Giava e Sumatra, ed è stato Visiting Researcher presso Universitas Gadjah Mada di Yogyakarta. Dal 2024 è Research Fellow presso il Torino World Affairs Institute, fa parte del comitato redazionale di RISE ed è Book Review Editor per l’European Journal of East Asian Studies, edito da Brill.

 «Quando, alla fine di settembre 1965, la crisi esplode, non trova un vuoto, ma istituzioni, paure e gerarchie già disponibili. La lotta per il significato dell’evento — chi ha tradito? chi ha cospirato? chi ha salvato la nazione? — diventa immediatamente lotta per il potere. La narrazione che attribuisce la responsabilità al PKI (Partai Komunis Indonesia) […] si traduce in […] violenza […]. Il libro segue […] questa trasformazione: dalla dinamica ancora controversa della notte del 30 settembre alla distruzione della sinistra, dai massacri e dalle detenzioni senza processo alla costruzione di un apparato repressivo stabile. La violenza non viene trattata come un eccesso incontrollato, ma come una pratica che […] contribuisce alla fondazione di un nuovo ordine. Qui emerge una delle ipotesi più forti […] del volume: la violenza non è soltanto un esito tragico, ma una tecnica di fondazione. Essa non distrugge soltanto; produce […]. L’ordine che nasce non si limita a reprimere; organizza la memoria…».

Dall’Introduzione di Pietro P. Masina