Descrizione
Da alcuni decenni la cultura delle società complesse e sviluppate attraversa una crisi profonda, dalla quale probabilmente nascerà una nuova forma culturale, distante dalla modernità quanto la modernità lo è stata dall’epoca precedente. È come se ci trovassimo in quel momento sospeso tra notte e alba che alcune mitologie nordiche chiamavano «l’ora del lupo»: il tempo in cui si muore e si nasce, in cui il sonno è più pesante e gli incubi più vividi, simbolo per eccellenza della trasformazione.
Non vediamo ancora il volto della cultura nascente, ma possiamo descrivere le trasformazioni antropologiche che la preparano. Molti le interpretano come progresso, raramente come segni della modernità morente. Come ricordava Bauman, la modernità ha affidato «la morte alla ragione e alla tecnologia», salvo mostrarne «l’inadeguatezza» e rifugiarsi nel mito dell’immortalità. Si rimuove così il fatto che la condizione umana è segnata da ciò che Benjamin, commentando l’Angelus Novus di KLEE, descriveva così: «L’angelo della storia ha il viso rivolto al passato. Dove noi vediamo una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe che accumula rovine su rovine. Vorrebbe trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto, ma una tempesta che spira dal paradiso si è impigliata nelle sue ali e lo spinge irresistibilmente nel futuro, mentre il cumulo delle rovine cresce davanti a lui. Questa tempesta è ciò che chiamiamo progresso».
Mario Pollo, piemontese, nato nel 1943, vive a Roma dove è stato professore di Pedagogia Generale e Sociale e di Psicologia delle Nuove Dipendenze all’Università Lumsa. È stato docente per trent’anni dell’Università Pontificia Salesiana dove ha insegnato Educazione Animazione e Consulenza in Pastorale Giovanile e Esperienza religiosa giovanile.
L’uomo è stato definito da Cassirer un “animal symbolicum” e da Nietzsche “l’animale non definito”. Questo significa che egli deve progettare e costruire sé stesso con gli strumenti della cultura sociale nella quale vive. Purtroppo, l’attuale crisi della cultura genera nelle persone un profondo disorientamento non consentendo l’esistenza di una forma ideale della condizione umana. Disorientamento aggravato, come ha osservato Bauman, dalla fuga di molti intellettuali dalla loro responsabilità dicendo: «Spiacenti, non possiamo tirarvi fuori dal guazzabuglio in cui vi trovate. Certo c’è una grande confusione sui valori, sul significato dell’espressione “essere umano”, sui modi più giusti di convivere, ma dipende da voi mettere le cose a posto e sopportarne le conseguenze qualora non siate soddisfatti dei risultati. Certo c’è una grande cacofonia di voci … ma non vi preoccupate: nessuna voce è necessariamente più intonata di un’altra; così sentitevi pure liberi di cantare la vostra» melodia (non peggiorerete di certo la cacofonia; è già assordante e una voce in più non cambierà nulla)».




