Descrizione
Spirituali e Beghini in Provenza, pubblicato per la prima volta nel 1959, è uno dei libri più intensi e storiograficamente significativi di Raoul Manselli. In continuità – pur con diversa impostazione metodologica e narrativa – con il suo precedente studio sulla Lectura super Apocalipsim di Pietro di Giovanni Olivi, l’autore mostra come le dottrine oliviane abbiano trovato accoglienza prima tra gli Spirituali francescani e poi tra i laici, i beghini della Provenza (intesa, come nel Medioevo, per il sud della Francia). Al centro del volume vi è il rogo di Marsiglia del 1318, che avrebbe dovuto spegnere il movimento ma che, come ricorda Marco Bartoli nell’Introduzione, finì per rafforzarlo, spingendo frati e laici a identificare nelle gerarchie dell’Ordine l’ecclesia carnalis e nel papa avignonese Giovanni XXII l’“Anticristo mistico” evocato da Olivi.
Attraverso una lettura, allora pressoché inedita, delle fonti inquisitoriali, Manselli ricostruisce la trama di tensioni dottrinali, scelte di coscienza e percorsi di resistenza che attraversarono la Provenza in quegli anni. Ma accanto alla precisione dello storico, nel libro emerge una cifra più personale: uno sguardo partecipe rivolto agli umili, agli ultimi, in un’eco manzoniana che attraversa il suo modo di raccontare e che fa dei piccoli i veri protagonisti della vicenda. Le testimonianze, pur filtrate dall’arido formulario notarile, restituiscono figure vive, spesso intimorite ma mai vili davanti ai tribunali dell’Inquisizione.
Il volume si chiude con preziose appendici documentarie, in latino ma tradotte per la prima volta in italiano, che offrono materiali indispensabili per comprendere la complessità del movimento e la sua capacità di generare nuove forme di resistenza religiosa e civile. Ripubblicare oggi Spirituali e Beghini in Provenza contribuisce a sottolineare il posto che spetta a Manselli nella medievistica del Novecento.
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Raoul Manselli (1917-1984) è stato ordinario di Storia medievale all’Università di Roma e accademico dei Lincei. Il profetismo medievale e l’eresia – temi fondamentali della sua ricerca storiografica, insieme agli studi francescani – sono visti come “inquietudini” che al contempo rilevano e racchiudono “un’esperienza tumultuosa all’origine della civilizzazione moderna”. La bibliografia completa degli scritti di Raoul Manselli comprende quasi 700 titoli.
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Raoul Manselli illumina un momento decisivo della vicenda degli Spirituali e dei Beghini in Provenza nel XIV secolo, quando la repressione finì per rafforzare il movimento. Come osserva Bartoli nell’Introduzione, «Il rogo di Marsiglia (6 maggio 1318) suscitò una reazione forse in parte imprevista. Alcuni dei frati che si erano sottomessi alle decisioni pontificie, davanti alla testimonianza dei quattro frati che essi considerarono martiri, ritrattarono le loro confessioni e si dispersero in vari luoghi. Il movimento che si intendeva soffocare trovò invece nuova forza. Soprattutto a questo punto, accanto ai frati Spirituali che erano stati i protagonisti della polemica fino ad allora, assumono un ruolo di primo piano i fedeli laici, i beghini. Essi infatti, avendo visto che i frati zelanti della povertà e dell’osservanza della regola francescana venivano arsi vivi a Marsiglia per ordine delle gerarchie dell’Ordine e con l’esplicito consenso del pontefice, non esitarono a identificare in quelle gerarchie l’ecclesia carnalis e nel papa Giovanni XXII l’Anticristo mistico di cui aveva parlato Pietro di Giovanni Olivi».
Su questo quadro storico si innesta la dimensione più personale del libro, lo sguardo di Manselli rivolto agli umili, in un’eco manzoniana che attraversa il suo modo di raccontare.
«Quello che conferisce un tratto del tutto particolare al volume è la pietas che lo pervade, il senso di umana partecipazione dell’autore alle vicende dei protagonisti. Vi è qui, se non andiamo errati, un’eco della tradizione manzoniana, che sceglie di fare dei piccoli, degli umili, i protagonisti di una vicenda dai contorni drammatici. “Non di chiese e non di sette dunque parleremo, che non ci furono, ma piuttosto di uomini, frati, pii cittadini, pie donne. Li vedremo sempre in veste di accusati, intimoriti spesso, ma non vili anche davanti al tribunale dell’Inquisizione. Dal lento succedersi delle testimonianze, accanto a figure scialbe, altre balzano piene di vita, che persino l’arido formulario dei verbali notarili non riesce a sopprimere”».




